sabato 7 maggio 2016

Cirri



1) Cosa sono

La meteorologia è (se studiata a dovere) una scienza affascinante. Una delle branche della meteorologia con la quale ho avuto a che fare di recente (ovviamente) è la nefologia, ovvero lo studio delle nuvole e dei relativi fenomeni.

Esistono vari tipi di nubi, raggruppabili bene o male in base alle quote a cui si formano. Tra le nubi d'alta quota ai fini del discorso delle scie chimiche, risultano molto interessanti i cirri.

I cirri sono nubi che si possono trovare alle nostre latitudini tra i 5.000 ed i 13.000 metri. Ovviamente questa forbice varia a seconda della latitudine (3.000-8.000 al polo fino ai 6.000-18.000 nelle regioni tropicali).

Sono composte in maniera quasi esclusiva da minuscoli cristalli di ghiaccio. Hanno un aspetto misto a seconda della specie e delle varietà che li caratterizzano, ma generalmente si presentano in scie e ciuffi.



https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/36/Cirrus_sky_panorama.jpg
(da wikipedia)

2) Osservandoli

Dall'osservazione dei cirri si possono ricavare un sacco di dati interessantissimi. Prima di tutto il fatto che siano così bianchi ma risultino quasi trasparenti alla luce solare ci da conferma sulla loro natura cristallina e sulla bassa densità da cui sono composte. Il fatto che qualche volta compaiano dei Cani Solari (Pareli) ci conferma la natura di cristalli di ghiaccio (l'angolo del Parelio dipende dall'angolo di rifrazione specifico del materiale di cui sono composti i cristalli e dall'angolo si può capire di cosa sono fatti, ovvero ghiaccio).

Se ce ne sono parecchi, se tendono ad aumentare in numero mano mano che il tempo passa, e tendono a spostarsi a velocità sostenura, solitamente vuol dire che c'è un fronte caldo in arrivo, il che indica che il tempo meteorologico varierà, e molto probabilmente porterà pioggia leggera ma duratura (è importante ricordare che è una casistica probabile ma non sicura. L'unico modo per effettuare una previsione più corretta è sapere ESATTAMENTE lo stato globale delle condizioni). Se invece sono non troppo estesi e lenti, disposti in maniera più irregolare rispetto ai precedenti, indicano bel tempo mediamente stazionario. Cirri simili a quelli da fronte caldo compaiono anche dopo un temporale, non solo prima di lunghe piogge leggere.

A seconda della specie si possono fare ulteriori considerazioni: i cirrus castellanus, chiamati così perché assomigliano alle mura di un castello, più alte che larghe e con sporgenze in cima, tendono a creare formazioni dense; i cirrus spissatus, composti da ciocche e filamenti, densi abbastanza da oscurare il sole e solitamente indicatori di pioggia a seguire nel giro di meno di una giornata (non perché portino pioggia loro, ma perché indici di un sistema in corso che concluderà con una massa d'aria che si condensa); cirrus fibratus composti da filamenti sottili e lineari senza "ciuffi o ganci"; cirrus uncinus, come i fibratus ma con l'aggiunta di una sorta di gancio a forma di uncino (che ne dà il nome) indici del fatto che alla quota a cui si trovani, ci siano -40/-50 gradi celsius; cirrus floccus, che in fase iniziale sembrano quasi più altocumuli, per via della loro natura a ciuffo e la base irregolare, queste non indicano generalmente precipitazioni.

3) Cirri e scie

Il cirro, quindi come nube, a seconda delle condizioni in cui si forma avrà densità diverse, reazioni diverse rispetto alla luce, una durata diversa, una crescita ed un espansione diversa.

Perché ciò risulta interessante?

Perché un cirro è strutturalmente IDENTICO ad una scia di condensazione.

Una scia di condensazione è composta da cristalli di ghiaccio, esattamente come un Cirro, si forma alle stesse quote ed una volta formata è soggetta alle stesse identiche dinamiche.

La differenza tra cirro e scia è praticamente tutta racchiusa nella loro formazione. Il cirro si forma in maniera completamente naturale. La scia si forma per il passaggio di un aereo.

Il cirro si forma per condensazione dell'umidità presente in quota con un processo che si chiama nucleazione omogenea. La nucleazione e l'accrescimento sono i processi con cui avviene la condensazione in cristalli di ghiaccio. La nucleazione omogenea è quella spontanea e necessita di molta energia per attivarsi e creare il nucleo sul quale agirà poi l'accrescimento. I cirri infatti per generarsi hanno bisogno di una elevatissima umidità relativa e l'aria dev'essere già soprassatura rispetto al ghiaccio.

La scia si forma per condensazione dell'umidità presente in quota e di quella aggiunta come risultato della combustione del motore (idrocarburo legato con ossigeno genera vapore acqueo e anidride carbonica) in un processo che invece si chiama nucleazione eterogenea. Il punto è che il motore espelle anche parecchio particolato incombusto. Certo non una quantità tale da essere visibile, ma le particelle sono comunque milioni per secondo. Questo particolato incombusto fornisce di per sé il nucleo di condensazione e questo permette alla nucleazione eterogenea di avvenire con una quantità di energia minore rispetto a quella omogenea.

Il risultato pratico è che ci vuole un'umidità inferiore rispetto a quella richiesta dai cirri per formarsi, nella generazione di una scia.

4) Considerazioni.

Una volta appurate le differenze di generazione, resta il fatto che cirri e scie (dopo la formazione) sono identici.

Quindi:

I cirri normalmetne perdurano.
I cirri possono produrre strati e inspessirsi
I cirri possono espandersi

Secondo gli sciachimisti, però le scie no. Perché? Perché i cirri che strutturalmente sono identici alle scie, perdurano e si espandono e le scie invece non possono? Perché l'umidità che condensa in un cirro può anche persistere ma si continua a sostenere che le "normale condensa" non può persistere più di un minuto o due?

Inoltre, calcolando che l'umidità relativa necessaria alla formazione spontanea di un cirro è maggiore di quella necessaria ad una scia, risulta ovvio che quando vedo cirri in cielo, se un aereo passerà di lì genererà quasi certamente una scia e con un'umidità così alta, quasi sicuramente questa persisterà o si aggiungerà allo strato che si sarebbe formato comunque.

Se poi consideriamo che dai dati dei satelliti, risulta che i cirri ricoprono il 25% della superficie della terra, vuol dire che il 25% della superficie della terra è ambiente favorevole alla formazione E PERSISTENZA delle scie. (http://rsta.royalsocietypublishing.org/content/361/1804/557.long)

A ciò si aggiunge poi che sempre i satelliti hanno mostrato che larghe porzioni del cielo terso sono in condizioni di sovrasaturazione rispetto al ghiaccio.

Infine a chi dice che non sarebbe possibile vedere una scia di condensa "vera" in quanto troppo in alto, faccio notare che i cirri si vedono benissimo (e sono a quota scia), e si vedono anche all'orizzonte (quindi a più di un centinaio di chilometri dall'osservatore). Perché mai i cirri si vedono abitualmente e le scie non si potrebbero vedere?

5) Conclusioni

Quindi seppur l'osservazione e lo studio delle nuvole naturali (che preesistono gli aerei) ci forniscono informazioni splendide sulla dinamica del tempo, e ci aiutano nella banale considerazione che dato che le nubi sono condensa e dato che le nubi persistono, non ha senso dire che le scie di condensa non possono persistere, non si capisce come mai queste banali informazioni non vengano MAI recepite dagli sciachimisti (o da qualche Maresciallo in congedo) che continuano con le loro asserzioni senza affrontare il problema.

venerdì 6 maggio 2016

LOGICA

Una delle cose che non ho mai capito, nella faccenda scie chimiche, riguarda l'uso della logica a piacere di chi enuncia quelle che secondo lui sono le problematiche. Faccio un paio di esempi.

Assunto: gli aerei, alle nostre latitudini, producono scie di condensa dai motori solitamente sopra gli 8000 metri di quota.

Questa frase si può considerare (ai nostri fini) generalmente vera. (Sì lo so, non è per nulla precisa... non è la quota ma le condizioni, e non esistono solo le scie degli scarichi dei motori, ma per ora prendiamola come vera)

Una persona vede un aereo a bassa quota che rilascia una scia e deduce dalla frase sopra che tale scia non sia una scia di condensa per via dell'assunto appena detto: SBAGLIATO.

Se vedo un aereo a bassa quota che lascia una scia questo può contraddire l'Assunto in DUE modi:

1) La scia non è di condensa
2) L'aereo non è in realtà a bassa quota

Gli sciachimisti vedono un aereo con scia e invece di dedurre che non sia a bassa quota (cosa in realtà dimostrabile) deducono che la scia non sia di condensa. Questa è una forzatura.

Altro esempio.

Affermazione: prima dell'anno 2000 non si vedevano scie di condensa persistenti.

Se posti una foto (e ce ne sono, più di quante non piaccia ammettere agli sciachimisti) di scie antecedenti all'anno 2000, questo smentisce l'Affermazione (e per implicazione smentisce anche la teoria delle scie chimiche così come postulata). Invece lo sciachimista classico, se vede una foto antecedente all'anno 2000 ne deduce o che sia falsa (trasformando erronamente l'affermazione in assunto) oppure aggiunge alla teoria il punto che allora li stanno irrorando da più tempo di quel che pensano (dimenticandosi che il fatto che ci fosse una data d'inizio era considerata PROVA della natura anomala delle scie).

Se la logica venisse usata col rigore che le si confà, anche gli sciachimisti capirebbero che ci sono una marea di buchi in come è postulato al giorno d'oggi il complotto scie chimiche.

lunedì 4 gennaio 2016

Aerosol

Stavo leggendo alcune preoccupazioni per la supposta “normalizzazione” dei media, ovvero il processo ipotizzato dai sostenitori della teoria del complotto secondo cui il governo o chi per lui ci abituerebbe pian piano a considerare la geoingegneria un bene per venirne fuori che è dal 1995 (o altro anno a piacere) che le scie chimiche esistono e sono un bene. Le preoccupazioni in questione le ho trovate sul sito luogocomune, dove si faceva notare che nel COP21, si proponevano scenari tra cui la “Diffusione di Aerosol”. 


La COP21 è la 21esima Conferenza delle Parti dove si discute attivamente di clima. Cito da Wired “È una conferenza organizzata dalla Convenzione quadro delle nazioni unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), un trattato voluto dalla Conferenza sull’ambiente e sullo sviluppo delle Nazioni unite (Unced). Dopo oltre 20 anni di mediazioni quest’anno si intende formalizzare un accordo condiviso e accettato da tutte le nazioni che vi parteciperanno, Italia inclusa.”

L'immagine in questione è:



Ora, il punto è che la parola Aerosol viene sempre interpretata come sinonimo di scie chimiche, in quanto la diffusione di particolato in aria in effetti è un aerosol. Ma il fatto è che aerosol non vuol dire scie chimiche.

Aerosol significa letteralmente “Sospensione in un gas di particelle di piccole dimensioni, liquide o solide. Generalmente il diametro di tali particelle disperse può variare tra 0,001 cm e 1 μm.”

Gli aerosol sono importanti per chi studia meteorologia in quanto gli aerosol più comuni sono nubi e nebbia. Sì, esattamente. Inoltre c'è un altro tipo di aerosol molto importante per chi studia gli effetti del clima, ovvero il particolato atmosferico, che è composto da tutte quelle microparticelle solide di inquinanti organici, residui carboniosi, metalli, fibre e altri composti dispersi nell’atmosfera. Di base viene considerato uno tra i maggiori inquinanti nelle aree urbane.

Se si fa una conferenza sul clima, è OVVIO che tra gli scenari proposti ci sia la diffusione di aerosol, in quanto non è che devono diffondere aerosol ma devono controllare la diffusione di aerosol. (il termine aerosol spaventa parecchio il complottista)

Se si guarda bene la foto, ci sono cose che palesemente non sono inteventi ma AREE DI INTERVENTO, ovvero non credo che “perdita di biodiversità” o “inquinamento prodotti chimici” siano soluzioni, ma problemi, così come la diffusione di aerosol, cosa dovuta all'inquinamento prodotto da mezzi di trasporto ma anche dalle caldaie e da moltissime altre cose.

Inoltre da questo si capisce perché ci siano molti articoli che trattano di clima dove si fa una valutazione degli “aerosol dispersi dagli aerei”..... Perché bruciando combustibile, il risultato è un aerosol. Non ci sono tanti modi di chiamarlo. Naturalmente tutte le volte che c'è la parola aerosol collegata a clima od aerei, si grida subito all'allarme od alla normalizzazione.

E' capitato anche col famoso accordo sul clima Italia Usa dove nei workpackage 6 e 7 si fa riferimento a studio ed osservazione di aerosol. Stanno studiando il clima e l'effetto dell'inquinamento su di esso, cosa dovrebbero guardare? E' ovvio che studino gli aerosol....

Gli aerosol più comuni sono: nuvole, nebbia, foschia, polveri vulcaniche, gas di scarico di mezzi di trasporto, gas di scarico di forni e caldaie, particolato atmosferico, getti di bombolette spray, alcuni estintori antincendio e via discorrendo.

Se si parla di clima e si parla di aerosol, quindi vuol solo dire che chi parla di clima sa quel che dice, non che ci siano ammissioni di alcun genere su scie chimiche e quant'altro. Giusto per chiarire.

venerdì 1 gennaio 2016

Svuotiamo l'oceano e controlliamo il clima!

Natale è passato. L'anno nuovo è incominciato. Alcune cose sono cambiate ed alcune no. Tra quelle che non sono cambiate, sembra che la credulità sulla faccenda Scie Chimiche, nonostante la marea di PROVE che si tratti di una sonora bufala siano state praticamente tutte indicate, non accenni a calare

Sono mesi che non scrivo, ormai disinteressato dalla faccenda scie chimiche, tanto chi viene a dir la sua e a mostrare le solite pluriennali foto di aerei che rilasciano scie (erroneamente presunte anomale) non è mai stato disposto a fare altro se non insultare o ridere pasciutamente di tutte le spiegazioni che gli sono state regalate. Dato che nessuno mi paga (checché se ne dica) ho lasciato perdere la questione. I soliti noti non hanno prodotto nulla di nuovo, se non la stessa roba trita e ri-trita ed a parte qualche nuova locuzione da aggiungere all'elenco ironico delle minacce ricevute, non c'è veramente nulla per cui valga la pena stare a continuare a divulgare.

Se non che, qualcosa di nuovo l'anno l'ha portato. Un caro amico mi ha regalato "What If" di Randall Munroe. Il suo stile ironico nel rispondere a domande assurde mi ha fornito un nuovo spunto, ed ho deciso quindi di scrivere uno spiegone in più. Non prometto un nuovo filone di articoli, anche se la scintilla che credevo morta e sepolta ha mostrato nuova vita.

1) Si può svuotare l'oceano con un cucchiaio?

Il fatto che una cosa sia "tecnicamente" possibile, non vuol dire che sia "realmente possibile".

Riguardo alla domanda in oggetto, la semplice e banale risposta, dato che la domanda non pone limiti di tempo e spazio, è si.

Considerando però le variabili in gioco: sul pianeta terra ci sono qualcosa come 1.400 miliardi di chilometri cubi d'acqua (e per fortuna!). Da questa dovremmo sottrarre la parte che partecipa al ciclo dell'acqua in atmosfera, ovvero 577.000 chilometri cubi, ma dato che è lo 0,000041% del totale la trascuriamo.

Ora un buon cucchiaio, corrisponde mediamente a 15 centimetri cubi. Si fa in fretta a capire quante cucchiaiate servano. Convertiamo 15 cm3 in km3 ovvero 0,000000000000015 km3. (1,5e-14)

Il numero di cucchiaiate è quanta acqua diviso la capienza del cucchiaio quindi 1,4e12 / 1,5 e-14 ovvero 93333333333333333333333333 cucchiaiate e un terzo.

Ammettendo di essere da soli e rapidi, e di fare 3 cucchiaiate al secondo, ci vogliono 986.526.861.717.120.469 di anni. Per intenderci è qualcosa come 71 milioni di volte l'attuale età dell'universo........

Pure se mettessimo tutta la popolazione terrestre a farlo sarebbe comunque un tempo improponibile.

E non abbiamo nemmeno pensato a dove metterla (dato che se la depositassimo sull'intera superficie terrestre copriremmo per intero la superficie con una quantità d'acqua alta più di 7 chilometri e mezzo.

Quindi, si può svuotare l'oceano con un cucchiaio? Sì, ma meglio non provare.

2) Si può controllare il clima?

Beh, questa domanda è un pelo più complessa. Il concetto di "controllo" è ampio e nel linguaggio comune (non in quello scientifico) il concetto di "clima" è ampio a sua volta. Per cui presupporremo alcuni tentativi di controllo non del clima ma semplicemente del tempo atmosferico nelle modalità che vanno per la maggiore nelle teorie complottiste.

Tentativo 1: togliere il sole ad una città.

Vogliamo provare a togliere il sole a Ravenna (città dove abito io) e vogliamo farlo per un tempo di un'ora, spruzzando polvere di Bario (o roba simile) in quota sopra la città.

La superficie di tutto il comune di Ravenna è 652 km2 ma la città da sola è molto meno soprattutto se si esclude l'intera zona industriale. Inoltre difficilmente si può, per quanto abili, creare una forma identica a quella della città, pertanto immaginiamo di inscriverla in un ipotetico cerchio. Fate qualche prova con google maps e scoprirete che riuscirete a farla stare tutta in un cerchio di approssimativamente 3 km di raggio, che fa una superficie totale di 28,274 km2

Ammettiamo di coprirla con una coltre di polvere alta (una volta addensata) 1 micron. Per fare ombra sulla città con quella densità occorrono 28 metri cubi di roba. Ad esempio nel caso di solfato di bario, si parla di 126 tonnellate.

Ci vuole un 747 Cargo con solo mezzo pieno di carburante per sollevarlo, ma comunque un solo aereo riuscirebbe a togliere il sole alla parte cittadina di Ravenna per una breve momento.

Aggiungiamo poi una considerazione: la terra gira ed il sole apparentemente si sposta. Spostandosi il sole si sposta anche l'ombra. Significa quindi che invece di fare un solo cerchio, il nostro aereo dovrebbe fare una strisciata. In un ora il sole si sposta di 360/24 ovvero 15 gradi. Se è vero che il cerchio di polvere lo facciamo a quota cumulo ovvero a 2 km di altezza, l'ombra per terra si sposta di 535 metri nel caso migliore ovvero col sole sulla verticale fino a 114 chilometri nel caso peggiore ovvero verso il tramonto, quindi occorre fare una strisciata in cielo invece di un solo cerchio, il che aumenta di 27 tonnellate di polvere per ogni chilometro di lunghezza della strisciata (ammettendo di farla identica al percorso dell'ombra). Si aggiunge una seconda considerazione, ovvero il vento. Il vento a quota cumulo raggiunge velocità tra i 40 e 50 km/h. Ipotizziamo un vento debole (20 km/h) nel caso migliore della giornata (il sole sulla verticale), per un'ora. Vien fuori che per coprire la città di Ravenna per un'ora servono 711 tonnellate di polvere e già occorrono 6 aerei (grandi come un 747 cargo... gli aerei ipotizzati dai complottisti quali i kc 135 ne tirano su meno, circa 90 tonnellate oppure gli A330 tanker 111 tonnellate).

Questi calcoli fatti in maniera spannometrica, sono validi per una quota di irrorazione di 2 km. Se calcolate che le reali scie che vediamo sono a 10 km di altezza, l'escursione dell'ombra risulta molto più rapida, e quindi la strisciata sarà più lunga di un fattore 5 in entrambe le direzioni. Per coprire la sola parte cittadina di Ravenna per un'ora nel caso migliore con un vento a 20 km/h (in quota non sono praticamente mai così lenti....) ci vogliono 7348 tonnellate di polvere circa, siamo a 60 aerei per una sola ora, nel caso migliore, per la sola città di Ravenna.

Ora, il Nord Italia è 3.500 volte più grande della sola città di Ravenna, e per ricrearne la forma ci vogliono 1356000 tonnellate di Solfato di Bario, senza tener conto dell'espansione dovuta al vento e dalla rotazione del sole (dato che per un po', interesserebbe solo i bordi.

In questo caso occorrono 10.400 aerei 747 cargo per spargere la suddetta polvere...................

Tentativo 2: non far piovere su di una regione.

(per questo tentativo, mi rifaccio ad un post di Mastro Cigliegia che trovate in http://strakerenemy.blogspot.it/2011/05/digital-video-for-dummies-lezione-1.html fra i commenti)

Prendo sempre la mia regione ad esempio, l'Emilia Romagna con i suoi 22451 km2. Ipotizziamo che sia coperta non troppo, una copertura nuvolosa tipica da 1/8 della superficie, ovvero 2806 kmq. Vogliamo impedire che questa piova, con l'uso delle scie chimiche. La tecnica ipotizzata dai complottisti è quella di usare del materiale igroscopico.

Facciam finta di usare Bario puro (perché un ossido di Bario assorbirebbe di meno) che a differenza della realtà reagisca più volentieri con l'acqua che con l'aria (ed in quel caso di nuovo assorbirebbe di meno)  e dimentichiamoci che l'idrossido di bario ottenuto a sua volta reagirebbe con l'anidride carbonica RESTITUENDO una molecola d'acqua, e grazie ai calcoli di Mastro Cigliegia consideriamo che 137g di Bario assorbono 180g di acqua.

Se i cumuli forniranno pioggia moderata, produrranno qualcosa come 5 mm di acqua che corrispondono a 5 kg d'acqua in un metro quadro, ovvero sia 5000 tonnellate d'acqua per chilometro quadrato.

Per asciugare la copertura di 1/8 di emilia romagna, occorrono quindi 10.662.800 tonnellate di Bario. Che vuol dire 96.060 aerei A330 tanker..........

Tentativo 3: controllare un temporale con le onde radio

Ammettiamo che le onde radio davvero possano far qualcosa ai temporali (per la cronaca, no non possono. L'unica cosa che si può fare è tentare di cambiare la temperatura di una nuvola e quindi farla evaporare o condizionare le masse d'aria scaldandole e lo si potrebbe fare spargendo microonde nell'atmosfera, ma anche qui è divertentissimo calcolare le energie in gioco....) e quindi vediamo di controllare un temporale, producendo uno scontro 1 a 1, ovvero di controllare una certa energia cinetica di un temporale che si sposta, con pari potenza in onde radio.

Questa cosa è pura fantascienza, nessuna macchina o sistema ha un rendimento così perfetto, giusto perché lo si sappia. Comunque: un temporale pesa qualcosa come 1.100.000 tonnellate d'acqua. Lo mettiamo in movimento non alla sua massima velocità (ovvero 80 km/h) ma un po' di meno, tipo 60 km/h.

L'energia cinetica di un oggetto si calcola moltiplicando la massa (in kg) per la velocità (in m/s) al quadrato e dividendo per due.  60 km/h sono 16,6 metri al secondo che elevati al quadrato (275,56) per 1.100.000.000 kg fanno 303.116.000.000 Joule.

Altrettanti quindi sono i watt necessari da emettere per controllare il temporale in questione. 303 GW istantanei. Dato che l'Italia produce in media 39,1 GW di potenza istantanea (dai 22 di notti ai 54 massimi di giorno) non basterebbe l'energia elettrica dello stato per un singolo temporale.


Mentre i complottisti continuano a credere che SERIAMENTE si possa controllare il clima, io spero sempre che un giorno qualcuno creda al complotto per svuotare l'oceano con un cucchiaio.

martedì 19 maggio 2015

Prove in 3D - Seconda Parte

Un'altra cosa che si può velocemente verificare, utilizzando un programma di modellazione e rendering 3D, è la capacità o meno di distinguere le tipologie di aereo.

Ho sentito spesso affermare che gli aerei che rilasciano scie, siano aerei militari, e soprattutto, che si vede.

Ci sono due caratteristiche diverse che vengono considerate relativamente al riconoscimento degli aerei, uno è il modello, l'altra è la livrea. In questo post, mi occupo del primo aspetto.

Reimpostiamo la scena come nel post precedente, la telecamera è a 10000 metri sotto gli aeroplani inquadrati, che si trovano in questo caso, tutti alla stessa quota. Le dimensioni sono sempre reali. Ed ecco il rendering della scena in questione.


Cliccate pure sull'immagine per vederla in dimensione intera. Siete in gradi di distinguere quali aerei sono e soprattutto se sono militari o di linea?

L'immagine sopra è con un 50mm, proviamo a cambiare obiettivo, 85mm.



Ora diventa un po' più facile. Ma non è così immediato a meno che non siate molto pratici riconoscere di quali aerei si sta parlando.

Ora usiamo una 85mm, ma con uno zoom digitale 3x (impostazione classica di molte delle videocamere consumer in commercio)




I dettagli sono ancora più chiari, ma bisogna fare molta attenzione, perché la falsa definizione maggiore, può trarre in inganno. Dico che la definizione è falsamente maggiore, in quanto uno zoom digitale corrisponde ad ingrandire l'immagine con un programma di fotoritocco. Il programma non può avere una definizione maggiore della foto che gli date in pasto, per cui, quando ingrandisce un'immagine, semplicemente "inventa" i pixel mancanti, basandosi su quelli reali che ha a disposizione. Questo procedimento si chiama interpolazione ed è fondamentale per effettuare un ingrandimento oltre la risoluzione di una foto.

Quindi, invece che sfruttare lo zoom digitale, cambiamo di nuovo obiettivo. Montiamo un 200mm




Con questo ingrandimento, tutto comincia ad essere molto più chiaro. Chi ha pratica sa distinguere con certezza almeno l'aereo di destra e si è fatto un'idea molto buona su gli altri due.

I dettagli maggiori però si ottengono collegando la macchina fotografica ad un sistema migliore di un tele, come ad esempio ad un telescopio terrestre, simulato qua da un 700mm.




Ora, anche a vista, è molto facile riconoscere i modelli di aereo.

Il primo è un Boeing 767, il secondo un Airbus A330-300, il terzo un Globemaster C17 III

Il terzo è quasi sicuramente un aereo militare, dato che il suo impego di destinazione è il trasporto tattico. Il 767 è quasi certamente un aereo di linea. L'aereo centrale, per assurdo non è determinabile da quella posizione. L'A330 esiste ed è diffuso anche come aereo militare, ed una delle sue configurazioni è proprio quella di tanker. In realtà il mio aereo centrale è probabilmente un aereo di linea, ma occorre guardarlo di fianco, per avere abbastanza informazioni da poter tentare di indovinare. Dato che ho usato aerei bianchi però, non è certa la loro assegnazione.




Infine accludo l'immagine in wireframe, per mostrare (anche se non ce n'è bisogno) che il tutto è fatto col solito software 3D.



Al prossimo spiegone, prenderemo in esame la visibilità ed il riconoscimento delle livree.

giovedì 7 maggio 2015

Prove in 3D - Prima parte



 Quando si parla di quote di aerei, si dice spesso che non si ha la possibilità reale di misurare (la battuta classica è "non sono andato/a lì col metro..."), dimenticandosi però, che con le possibilità di oggi, si può facilmente fare il processo contrario, ovvero predisporre una situazione analoga a quelle che vogliamo verificare, e vedere cosa salta fuori.

La prima cosa da fare, è munirsi di un programma di modellazione e rendering 3D, ed imparare a muoverci i primi passi. Ce ne sono di gratuiti molto potenti (vedi Blender), o anche a pagamento, che però si lasciano usare per 30 giorni (ad esempio 3ds Max).

Io nella mia serie di tentativi userò 3dstudio Max 2013

Dato che non c'è bisogno di imparare a modellare, ma solo di porre gli oggetti e verificare come appaiono in determinate condizioni, si può scaricare un modello di aeroplano già fatto, come ho fatto io. Ve ne sono molti, scaricabili gratuitamente per usi non commerciali.

Io ho trovato un modello 3D, di un airbus A330 con anche la livrea Quantas






Il quale, renderizzato (ovvero lasciando che il programma applichi le texture e calcoli la risposta della luce, ed il risultato dell'inquadratura), si presenta così



Nel programma, comincio ad impostare la scena, come voglio.

Pongo due aerei identici, uno affiancato all'altro, a 200 metri circa di distanza, l'uno dall'altro.



Creo un punto di ripresa (letteralmente, Camera), e scelgo l'obiettivo da utilizzare in mm. Userò un teleobiettivo dato che dovrò riprendere aerei in quota, quindi scelgo un 200mm, che come mi mostra il programma, corrisponde ad un angolo di campo di poco superiore a 5 gradi (considerando una macchina fotografica, a pellicola 35mm classica)



La camera la pongo 10000 metri SOTTO gli aerei, così da simulare la distanza di ripresa, come se stessero volando esattamente sopra di me.




E chiedo al programma di calcolare l'immagine che ne deriva.




Ora, così si presentano due aerei a 10000 metri di quota, ripresi con una macchina fotografica con un tele da 200mm, che però sono uno 200 metri sopra l'altro. Sfido chiunque a dire che ad occhio si vede che sono a quote diverse, e sfido sempre lo stesso chiunque a dire che si vede benissimo che sono alla stessa quota (dato che non lo sono).

Come sempre, basterebbe verificare. Se uno vuol farlo, come abbiamo visto, il modo lo trova sempre.

lunedì 20 aprile 2015

Io non ho foto di scie prima del XXXX

Questa è la prova più schiacciante, secondo gli sciachimisti, che le scie di condensa persistenti, ci sono solo negli ultimi anni.

Il fatto però, che non si sia in grado di determinare bene da quanti anni ci sono queste scie, è come sempre una delle riprove che l'affermazione qui sopra, non vale come prova.

Ma vado nello specifico.

Ho avuto una discussione con un credente delle scie di recente,  che chiameremo UNO (nome di comodo), che afferma di aver visto aerei bassi rilasciare scie in espansione, nella sua vallata dalle parti di Genova, solo da ottobre dell'anno scorso (quindi fine 2014). Che lui si è da sempre sdraiato sul quel prato, che ha sempre fotografato il cielo, e non ha mai visto scie in espansione. Lo proverebbe  il fatto che non possiede foto di scie antecedenti a quella data.

Ora, il fatto che questa non è una prova, lo dimostrano gli sciachimisti stessi.

Prima di discutere con lui, ho discusso almeno con altri due liguri (che chiameremo DUE e TRE), che affermavano che in ligura, certe scie si vedono solo negli ultimi 5 anni. Che loro non hanno foto prima di 5 anni. Però, se loro hanno foto di scie in ligura e nel genovese, dal 2010, come mai UNO non le ha? Quindi DUE e TRE stanno mentendo? No assolutamente!

Quindi, per il momento mi vien da dire che UNO non ha foto antecedenti al 2014 solo perché ha cominciato a fotografare le scie, da quando le ha notate.

Ma DUE e TRE, non tengono conto del lavoro di alcuni ricercatori indipendenti, della zona sanremese, che chiameremo QUATTRO e CINQUE, che hanno notato il fenomeno a loro dire, dal 2005. Loro non hanno foto, antecedenti al 2005, di scie.

Questo però, smentisce DUE e TRE: come mai, QUATTRO e CINQUE, hanno foto di scie antecedenti quelle di UNO, DUE e TRE? SI vede che DUE e TRE, hanno foto di scie, solo da quando han cominciato a notarle.

Ma QUATTRO e CINQUE, pubblicano spesso articoli e testimonianze di altri. Se cercate bene, c'è almeno una persona da loro citata (che chiameremo SEI), che dice di aver foto di scie, dal 2002, anno dell'accordo Berlusconi-Bush. Quindi SEI, smentisce UNO, DUE, TRE, QUATTRO e CINQUE.

A questo si aggiunge che QUATTRO E CINQUE, affermano di aver VISTO (non solo fotografato, ma proprio visto..) la loro prima scia nel 2005.

Sono smentiti a loro volta, da tutti gli altri complottisti, che spesso dicono la frase : "Io me le ricordo bene, le scie di condensa. Le guardavo sempre da piccolo/a, e svanivano in un paio di minuti"

Se loro le vedevano da sempre (ed in genere si parla degli anni '70 o '80), vuol dire che QUATTRO e CINQUE, non sono assidui osservatori del cielo.

Ma tornando alle persistenti, SEI a sua volta, ignora la testimonianza di SETTE, altro credente sciachimista, che ha fotografato alcune scie in espansione, nel 1987...

http://3.bp.blogspot.com/-z2_T7CESA-U/U7Gburcl9fI/AAAAAAAAAEs/5qQHtZfiTPs/s1600/1987.jpg



Ognuno di loro, ha foto di scie, da quando ha comciato ad interessarsene.
Ognuno di loro, smentisce la prova del precedente.
Questa considerazione dovrebbe bastare a capire, che i primi che dovrebbero osservare il cielo, sono proprio gli sciachimisti. E magari capire, che non aver foto di scie prima dell'anno XXXX non prova granché.

Nota 1: Quattro e Cinque, affermano anche che sarebbe, impossibile vedere una scia di condensa reale, perché ad 8000 metri o più, non si vedrebbe. Affermazione questa, che cozza con quanto detto da molti altri sciachimisti, che dicono di aver osservato prima del 2000 (o altro anno a piacere) le scie di condensa vere, che svanivano in un minuto o due. Se erano vere, erano ad 8000 metri o più, ma loro le vedevano lo stesso, checché ne dicano QUATTRO e CINQUE.

Nota 2: Come già asserito, ha più importanza una testimonianza che dice di aver visto, che cento testimonianze che dicono di non aver visto. Se chiedete ai plane-spotters, o ai tecnici del traffico, o agli astrofili di vecchia data, o ai meteorologi, o ai piloti, tutti vi dicono che le scie le hanno viste ben prima del 1995. Ma naturalmente questo, per gli sciachimisti, non conta nulla.